Matera

Essenza della Murgia e meritatamente dichiarata Patrimonio mondiale dell’Umanità dall’Unesco nel 1993, Matera, la città dei “sassi”, offre al visitatore che si spinge in questa terra lontana dalle tradizionali rotte turistiche un’esperienza in primis umana, affatto ludica, occasione di riflessione e confronto col passato del nostro Paese, da sempre così profondamente disomogeneo.

Complice la cinematografia e le enormi navi da crociera che attraccano nella vicina Bari, oggi, nel centro di Matera, si vede una discreta quantità di turisti stranieri, in una città poco conosciuta (o forse misconosciuta?) persino a noi italiani fino a pochi decenni fa.

Tutto in questa qui è cambiato repentinamente dopo anni d’immobilismo.

Matera dopo essersi ritagliata il suo spazio nel turismo internazionale, ha conquistato, da pochi mesi, le luci della ribalta grazie alla nomina di Capitale Europea della Cultura 2019. Un risultato per certi versi inatteso, ottenuto senza dubbio grazie alla caparbietà e alla consapevolezza di valore dei propri cittadini, nonché grazie all’innegabile originalità della location, impressionante esempio di stratificazione urbana dal paleolitico ad oggi. Eppure fino a poco più di mezzo secolo fa la città – o perlomeno una parte di essa – era ferma a uno stato rurale primordiale, distante anni luci dai primi timidi segnali di espansione economica e industrializzazione che iniziavano a delinearsi nel nord Italia, dando poi vita al “miracolo economico italiano”.

In pochi decenni Matera è come esplosa, si è aperta al mondo, avida forse di vendetta, di un plateale riscatto da quello stato subalterno, disagiato e arretrato in cui è stata imprigionata fino al 1952, quando Alcide de Gasperi, con un decreto nazionale, stabilì lo sgombero dei Sassi e la costruzione di nuovi quartieri residenziali, che conferissero nuova dignità ai contadini.

Come una Cenerentola, trepidante per il ballo e la presentazione in società, Matera da allora dà il meglio di sé in questo rapidissimo processo di proiezione al futuro. Ben salda alla sua terra con le radici ha la sufficiente linfa vitale per innalzare verso il cielo i suoi rami, verso la sperimentazione, l’innovazione e la valorizzazione del territorio. Eclatante e virtuosissimo è l’esempio del product placement di questa città nel campo cinematografico.

Certamente di lavoro da fare ce n’è ancora tanto. Oltre all’inevitabile riqualifica dei luoghi si avverte la necessità di fare sistema. La sensazione dominante, andando a Matera, è che ognuno curi il proprio orticello, rigogliosissimo peraltro. Solo grazie al networking si potrà offrire al turista un’esperienza unica e completa, diversa da quella attuale, in cui il visitatore si trova risucchiato e quasi stordito da tanti piccoli operatori turistici disseminati sul territorio: tour operator, guide, venditori di souvenir, case-museo (una copia dell’altra).

I materani hanno dimostrato più volte nella storia la loro innata tenacia e la capacità di riscatto dal passato o dall’oppressore (ad esempio fu la prima città del Mezzogiorno a insorgere contro i nazisti). Senza dubbio, con la stessa forza, i materani porteranno a compimento e perfezioneranno l’offerta turistica di questo tesoro unico e a tratti surreale. Immergersi nella labirintica Civita è un’esperienza sensorialmente inaspettata, che oserei definire metafisica. Resta addosso una sensazione mista tra straniamento e stupore, non tanto in situ quanto al rientro nelle nostre ordinarie strutture urbane.

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