Costiera Amalfitana

“Quella strada sospesa sul magico golfo delle Sirene solcato ancora oggi dalla memoria e dal mito”. Queste le parole con le quali Italo Calvino descriveva la lingua di terra sospesa tra mare e cielo che definiamo Costiera Amalfitana.

 I più grandi scrittori, poeti e pensatori hanno speso parole alte e raffinate quanto questi paesaggi per render loro omaggio ma, seppur potentissima, neppure l’arte è riuscita a restituire il senso di “divino” che emanano tali luoghi. Forse un giorno la tecnologia riuscirà nello scopo?! …per ora non resta che partire mettendo in valigia quanto di più prezioso possediamo: i cinque sensi.

Come i viaggiatori del Gran Tour, il consiglio è quello di percorrere senza fretta la costa, scoprendo una dopo l’altra le preziose perle di un filo unico al mondo: Amalfi con la sua straordinaria Cattedrale e la sua lunga storia; la piccola Furore, divisa in due da uno sperone; Positano, che con le sue casette colorate e i suo abiti bianchissimi si conferma la più glamour; Ravello, quintessenza del lusso e della raffinatezza, tra musica e hotel da capogiro; la piccola Cetara, verace borgo di pescatori con il suo prezioso oro, le alici; Vietri sul Mare e le sue ceramiche, da cui il nome …e poi Maiori, Minori e Conca dei Marini.

Una costa Patrimonio dell’Umanità perché rappresenta “uno straordinario esempio di paesaggio mediterraneo con eccezionali valori culturali e naturali derivanti dalla sua difficile topografia e dal processo storico di adattamento compatibile operato dalla comunità, esempio brillante di uso intelligente delle risorse”. Un patrimonio paesaggistico frutto proprio del lavoro dell’uomo, della sua capacità di adattarsi ad esso e viceversa, trasformando un ambiente “difficile” in un posto non solo confortevole ma unico e ambito.

Niente di più attuale. Niente di più auspicabile per la salvaguardia del Pianeta.

Chilometri di terrazze con muri a secco, pietre composte da mani sapienti, traspotrate da schiene forti sotto fronti sudate, hanno raggiunto una tale armonia con la Terra che sembrano esser state poste lì da sempre, per progetto divino.

I colori dei limoni, le erbette selvatiche tipiche della macchia mediterranea con i loro profumi intensi, lungo sentieri impervi a picco su un mare azzurro come pochi, ci portano in un’altra dimensione che non abbiamo la pretesa di saper descrivere con le parole. Così riusciamo a spiegarci il perché della toponomastica del percorso di trekking definito dal New York Times il più bello al mondo: il Sentiero degli Dei.

E poi ci sono le persone, gli abitanti di quel paradiso, con la loro allegria, l’amore e la fierezza per quei luoghi e la voglia incontenibile di comunicarli e condividerli col visitatore. Essi vi mancheranno tanto quanto i paesaggi che vi avranno riempito gli occhi. Vi lasciamo lanciandovi una sfida: quando vi offriranno un caffè provate a dir di no!

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