Burano

Burano, piccola isola della Laguna veneziana, è stata inserita nella lista dei dieci posti più colorati al mondo. Non escludiamo la possibilità che ci siano temibili rivali tra i grandi parchi divertimento, indiscusso, invece, è il suo primato di fascino.

Difficile non farsi sopraffare da quel senso di ludico stupore che un bambino prova al cospetto di Disneyland. Burano però non un luna park, anche se rischia di sembrarlo. Ogni casa trasuda storia, storia di uomini che intrecciano reti da pesca e donne, forti e allo stesso tempo gentili, che intrecciano il filo di preziosi merletti, quelli che solo mani pazienti possono tessere. Donne pazienti che davanti al tombolo attendevano i propri mariti e figli, rigorosamente pescatori, dopo i lunghi periodi di assenza che il lavoro in giro per i mari richiedeva. E, almeno stando alla leggenda, proprio al fine di riconoscere la propria abitazione decisero di dipingerle con colori accessi, diversi l’uno dall’altro, segnando così i confini della proprietà.

Oggi di pescatori ne restano pochi e la pesca, un tempo fonte di guadagno principale della piccola isola, è stata sostituita dal turismo, un escursionismo frettoloso e distratto che ne attraversa viuzze e campielli per un paio d’ore al massimo, un tempo sufficiente per apprezzarne l’esplicito e innegabile splendore ma non per coglierne l’essenza, eclissata da qualche bottega di merletti dozzinali e da alcuni ristorantini per nulla degni dell’ottima cucina tipica dell’isola. Per il viaggiatore paziente ci sono angoli segreti che custodiscono ancora, seppur a fatica, l’anima del posto: qualche bottega di merletti “old style”, il Museo del merletto in piazza Galuppi, la pasticceria tradizionale dell’isola, la splendida tela di un giovanissimo Gian Battista Tiepolo all’interno della Chiesa di San Martino Vescovo e qualche tipica trattoria buranella. Per i più esigenti non mancano alcuni ristoranti segnalati dalla guida Michelin.

L’isola, di soli 3000 abitanti, sconta a caro prezzo la sua vicinanza e gli ottimi collegamenti con l’Isola di Venezia, grazie ai quali si assicura un alto numero di visitatori ma una qualità della visita decisamente mediocre, sbrigativa e superficiale. Piaga del turismo di massa, di taglio escursionistico, che porta gli abitanti del luogo a puntare più sull’effetto “wow” delle loro attività e dei loro negozi che sulla qualità di prodotti e servizi.

Il consiglio al visitatore è di visitarla senza fretta, perdendosi per le sue viuzze per cogliere appieno l’innegabile fascino, e ai buranelli di mettere in mostrare la propria anima, con la semplicità e l’orgoglio caratteristici degli isolani.

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